martedì 10 maggio 2016

Contesto Sociale..

Il mio programma tratta di un ORTO DIDATTICO, dove chiunque (in particolare i bambini) può andare a vedere ed imparare le tradizioni della terra che ai giorni nostri si stanno sempre più andando perdendo!!
Mi sono avvicinata a questo tema perché da piccola sono andata in delle Fattorie e degli Orti didattici della mia Regione e sono rimasta molto colpita dalle attività che offrono ai visitatori, in quanto ti mettono proprio alla prova facendoti vedere cos'è e com'è il loro lavoro, sia con gli animali che a livello di agricoltura.
Poi a casa c'è nonna che per me è un'esempio importante di vita, in quanto nonostante la sua veneranda età continua ad andare in campagna a coltivarsi il suo orticello e continua la tradizione di fare il pane fatto in casa, a mano, infornato nel forno a legna!!!
Quindi posso dire che ho scelto questo programma perché sono legata alle tradizioni caserecce e perché ritengo che sia importante tramandarle alle nuove generazioni, in quanto sono comunque passi della nostra storia.

Qui di seguito cerco di spiegarvi meglio di cosa tratta il mio programma...

Cosa sono le Fattorie Didattiche?
La fattoria didattica si fonda sul bisogno di agricoltura della nostra società, offre una risposta pratica, gradevole e culturalmente alta all'esigenza di ritrovare le nostre radici. (Carlo Hausmann)

DEFINIZIONE E OBIETTIVI

Una FATTORIA DIDATTICA
 è un’azienda agricola o agrituristica in cui si fanno attività educative “attive”, in particolare per bambini e ragazzi. L'azienda resta una realtà produttiva a tutti gli effetti, la didattica è un'integrazione alle normali attività. Le attività proposte della fattoria sono tenute da personale specializzato.

L’OBIETTIVO DELLA FATTORIA DIDATTICA è diffondere la conoscenza sulle attività svolte in fattoria, coinvolgendo gli ospiti (bambini, ragazzi e anche adulti) nella realizzazione di un "prodotto" tipico o in altre attività agricole, come la raccolta di prodotti ortofrutticoli. 

LA QUALIFICA DI FATTORIA DIDATTICA
La qualifica di FATTORIA DIDATTICA 
è conferita dalle singole amministrazioni regionali (talvolta anche dalle singole provincie), sulla base del rispetto di alcuni parametri, definiti da un documento che è chiamato "Carta della qualità". Gli operatori che vengono a contatto con i visitatori e preparano le lezioni e le attività devono aver frequentato corsi abilitanti per l'“animazione didattica in fattoria”. 

PERCHE' SONO IMPORTANTI?
Le FATTORIE DIDATTICHE
 creano contatti fra mondo urbano e rurale. Aprono al pubblico le fattorie attraverso la promozione e l’educazione. Diffondono nelle nuove generazioni e nella società tradizioni e usanze della cultura contadina. Ancor più importante, le fattorie didattiche valorizzano i mestieri e la manualità artigianale con l’esperienza diretta. 

La valenza educativa del progetto e la possibilità di riqualificare le attività agricole come fonte di reddito complementare e strumento di marketing contribuiscono alla sempre maggiore popolarità dell’iniziativa in Italia e nel mondo.

FUNZIONI DELLE FATTORIE DIDATTICHE
Il Decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001, “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo”, indica le attività ricreative e didattiche che mirano a una migliore conoscenza del territorio tra le attività multifunzionali dell’imprenditore agricolo.

La modernità, l’urbanizzazione e l’industrializzazione ci hanno resi poco attenti alle attività delle campagne, ai prodotti locali e alle trasformazioni che questi devono subire prima di arrivare al supermercato e poi alla nostra tavola. Le fattorie didattiche
 rappresentano il luogo ideale in cui osservare di persona la natura e il lavoro agricolo. 

Con la guida di operatori qualificati, adulti e bambini imparano a conoscere meglio l’ambiente rurale, le piante, gli animali e i prodotti della terra. Si cimentano in attività agricole tipiche e in antichi mestieri.

La Storia delle Fattorie Didattiche

LA STORIA INCOMINCIA NEL FREDDO NORD      

La Storia delle 
Fattorie Didattiche comincia all'inizio del ventesimo secolo. Le prime fattorie dove si insegna la vita della campagna a chi vive in città si diffondono in diverse forme, soprattutto nei paesi scandinavi, in particolare in Norvegia, Danimarca e Svezia. 
L’idea di creare fattorie per fare attività didattica si propaga nel tempo secondo una direttrice Nord-Sud e raggiunge i paesi europei del mar mediterraneo (e quindi l'Italia) attorno agli anni Settanta.

FATTORIE NEI PAESI SCANDINAVI E IL CLUB 4H
A inizio Novecento aziende agricole norvegesi, svedesi e danesi crearono le prime 
fattorie didattiche europee. A dare idee e ispirazione al fenomeno era un movimento giovanile nato nel 1914 negli Stati Uniti. Questo movimento (che esiste ancora) si chiama Club 4H. Le quatto ‘h’ del nome indicano le parole inglesi head, health, heart e hand (head-testa, health-salute, heart-cuore e hand-mani). 

Il Club 4H promuove lo sviluppo armonico dell’individuo moderno, secondo un modello di insegnamento che si riassume nello slogan “learn to do by doing”(imparare facendo). 

SECONDO DOPOGUERRA – AKTIVSPIELPLÄTZE E CITY FARM
Dopo la seconda guerra mondiale la Germania entrò in una stagione di rapida urbanizzazione. Il governo istituì dei luoghi d’incontro, gli “Aktivspielplätze”, perché i giovani tedeschi che abitavano in città potessero conoscere direttamente gli animali della fattoria e la campagna. 

Nello stesso periodo nei Paesi Bassi una fondazione nazionale, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, promosse il progetto delle “City Farms”. Nelle fattorie che aderivano al progetto si sviluppava (come in Germania) il contatto diretto dei cittadini con la natura.

ANNI SETTANTA – GRAN BRETAGNA E BELGIO
Dal 1970 le City Farm belghe passarono lo stresso e si moltiplicarono anche nella vicina Gran Bretagna. Oltre all'intento pedagogico i britannici si avvalsero del progetto delle City Farms anche per recuperare siti abbandonati o per unire gruppi di giardini familiari e fattorie urbane. Negli anni Settanta e Ottanta analoghe iniziative si registrarono (facendo il percorso contrario) anche in Belgio.

ANNI NOVANTA - LE FATTORIE DIDATTICHE ARRIVANO IN ITALIA    

In Italia il progetto di un gruppo permanente di fattorie didattiche nacque con 
Alimos. Una società senza fini di lucro, composta di agronomi e agrotecnici, che opera dal 1967 nel nostro paese. La missione di quest’organizzazione è favorire i processi di innovazione del settore ortofrutticolo, sostenere la tutela ambientale e diffondere una nuova cultura alimentare. 

Nel 1997 Alimos e diversi imprenditori agricoli nella provincia di Forlì-Cesana hanno costituito la “Rete delle Fattorie Didattiche Romagnole”. L’anno seguente, il 1998, la Regione Emilia-Romagna e le sue nove Province hanno avviato il progetto “Fattorie Aperte e Fattorie Didattiche”. Un’iniziativa che oggi conta oltre 300 fattorie accreditate, che hanno sottoscritto la “Carta della Qualità” e hanno personale che ha frequentato corsi di formazione specialistici. 

La Carta della Qualità della Regione Emilia-Romagna è il primo documento in Italia che evidenzia i requisiti da soddisfare per garantire un’accoglienza qualificata ai visitatori delle Fattorie didattiche e ottenere la qualifica di fattoria didattica.
 Altre regioni, come Lombardia e Veneto, hanno col tempo preso spunto dall'Emilia-Romagna e oggi adottano analoghe carte dei principi.

Con l’inizio del nuovo millennio all'impegno di Alimos per la diffusione delle fattorie didattiche nel nostro paese si sono aggiunte iniziative importanti da parte del 
Consorzio Agriturismo Piemonte e del Consorzio Agrituristico Mantovano. 

Dall'ultimo censimento realizzato da Alimos durante l’anno 2010, risulta che in Italia sono attive oggi circa 1.936 Fattorie Didattiche accreditate (a livello regionale e/o provinciale), concentrate soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Puglia.

ANNI NOVANTA - NASCE LA FEDERAZIONE EUROPEA DELLE CITY FARMS
In tutti i progetti intrapresi nei diversi paesi del vecchio continente si può riconoscere uno scopo comune: creare un rapporto collaborativo e continuo tra mondo agricolo e scuola. Le federazioni e organizzazioni nazionali si sono riunite nel 1990 in una rete europea, la European Federation of City Farms (EFCF). 

I MOTIVI DI UN RAPIDO SVILUPPO
Le 
Fattorie didattiche stanno vivendo una stagione di rapida crescita nei numeri e nella qualità dei servizi offerti, trovando il favore delle istituzioni, del mondo della scuola ma anche di quello imprenditoriale. I motivi principali di questo successo sono questi:

- le Fattorie Didattiche creano contatti fra mondo urbano e rurale;
- aprono al pubblico le fattorie con la promozione e l’educazione e diffondono nelle nuove generazioni tradizioni e usanze della cultura contadina; 
- valorizzano i mestieri e la manualità artigianale con l’esperienza diretta. 

La valenza educativa del progetto e la possibilità di riqualificare le attività agricole come fonte di reddito complementare e strumento di marketing contribuiscono alla sempre maggiore diffusione in tutto il mondo.



Qui di seguito vi riporto una delle mie esperienze fatta da piccola mostrandovi anche il programma che offrono..


DIDATTICA EXTRA UNIVERSITARIA:
Le attività didattiche che si svolgono all'interno dell’Orto Botanico, diversificate per fasce d’età e per tematiche, sono rivolte  alle scolaresche, e anche ad  associazioni e organizzazioni che ne facciano richiesta. 

L’attività didattica  dura circa un’ora e mezza / due ore e prevede un'introduzione sulla storia e l’importanza scientifica e culturale dell'Orto Botanico e l’illustrazione delle essenze vegetali (le loro caratteristiche botaniche, farmaceutiche, ecologiche, le curiosità, etc.), in funzione del percorso scelto. 
E’ possibile scegliere tra i diversi percorsi tematici elencati di seguito, ciascuno dei quali affronta una specifico argomento ed è integrato da un laboratorio che consente di completare l’apprendimento di quanto osservato durante il percorso nell'Orto. 

Percorsi tematici attivi all'Orto Botanico

·         ALLA SCOPERTA DELL'ORTO BOTANICO   

Percorso fruibile da tutte le fasce di età
In questo percorso verranno illustrate le collezioni presenti all’interno dell’Orto (grandi alberi, felci, piante carnivore, piante grasse, Cycadacee, piante aromatiche, pelargoni, piante rare e a rischio di estinzione, etc…) con l’intento di far conoscere i diversi e molteplici aspetti del mondo vegetale. I nostri sensi saranno di volta in volta chiamati a distinguere e riconoscere un profumo, una forma, un oggetto.

A questo percorso potrà essere associato il ”Laboratorio di carta“.

·         RISPARMIO E RIUTILIZZO NELLE PIANTE  
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Per bambini della scuola dell’infanzia (4-5 anni) e per ragazzi della scuola primaria e secondaria

Gli alunni saranno accompagnati lungo un percorso tematico all’interno dell’Orto alla scoperta delle

strategie adottate dalle piante per evitare sprechi di luce, acqua e calore. Scopo di questa attività è quello di far comprendere come la materia organica in natura non venga mai persa ma trasformata rientrando in un ciclo.

Per i bambini della scuola dell'infanzia (4-5 anni) è prevista un’attività di laboratorio in cui i bambini realizzeranno un collage con il materiale (foglie secche, frutti, semi, rametti, etc.) raccolto durante il percorso nell’Orto.

Per i ragazzi delle scuole primaria e secondaria sarà effettuato il laboratorio della carta. Questa attività coinvolge gli alunni nelle problematiche relative alla conservazione della natura e consente loro di acquisire semplici tecniche di riciclo della carta, costruendo personalmente un nuovo foglio.

·                      LABORATORIO DELLA CARTA   

Attraverso il laboratorio didattico “La carta riciclata” i ragazzi apprendono il modo con cui è possibile produrre un foglio di carta partendo da carta già usata (giornali o carta scritta) e acqua.
Dal racconto delle origini della carta e di come oggi viene prodotta, si giunge all’attività pratica che coinvolge direttamente tutti i partecipanti.
Attraverso una semplice attrezzatura (setaccio, spugne e cartoncini) e guidati nelle fasi di realizzazione, ciascuno di loro produce un foglio di carta che poi porta con se. 
Obiettivo di questo laboratorio è quello di “imparare facendo”: attraverso cioè la realizzazione in prima persona del foglio di carta si acquisisce una sensibilità ad evitare lo spreco di carta nell’uso quotidiano e si apprende in termini pratici il significato del termine “riciclare”.
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·                     
          BOSCHI MEDITERRANEI DA SCOPRIRE
Per ragazzi delle classi IV e V della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado


Questo percorso all’interno dell’Orto accompagnerà gli alunni a conoscere gli alberi che popolano  i nostri monti, descrivendone, oltre alle caratteristiche botaniche, anche gli usi e le tradizioni legate ad essi. Si cerca così di recuperare un legame con la natura del territorio spesso inesistente nelle nuove generazioni.

Per favorire l’apprendimento di quanto visto e ascoltato nell’Orto, un laboratorio finale porterà il ragazzo ad associare usi e tradizioni ai diversi alberi attraverso un’attività ludico-didattica (una sorta di “Memory”).





·                      LA MACCHINA DEL TEMPO  
Per ragazzi delle classi IV e V della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado

L’Orto Botanico si trasforma in una macchina del tempo che si sposta di milioni di anni permettendo di ritrovare alcune piante protagoniste della storia evolutiva sulla Terra. L’attività ha l’obiettivo di far comprendere come  le piante che oggi osserviamo intorno a noi non sono sempre esistite ma sono il risultato di un processo evolutivo iniziato milioni di anni fa.

I partecipanti saranno provvisti di una "TimeLine" su cui saranno indicati i periodi geologici e su cui potranno disegnare le piante che osservano. Un’attività finale consentirà loro di ricostruire la storia evolutiva delle piante, collegandola anche a quella degli animali (es: l’era delle Cycadaceae e dei dinosauri).







Un altro motivo che mi ha spinto a scegliere questo programma, oltre alla didattica, è il vantaggio che i ristoranti delle zone limitrofe possono acquisire grazie ai prodotti del mercato a Km 0.


vendita diretta dei prodotti agricoli

• Se sei unfattoria potrai descrivere i prodotti di stagione che vendi!
 Se sei un consumatore potrai cercare i prodotti a km zero che ti interessano più vicini a te!

Perché scegliere i prodotti a km zero?
• Costa meno
La merce per arrivare al consumatore non deve essere trasportata, imballata e posta su uno scaffale, questi sono passaggi che fanno aumentare il prezzo dei prodotti e che alla fine paghi tu!
• prodotti freschissimi, senza conservanti
Nella fattoria trovi solo i prodotti di stagione, naturalmente freschi!
• Puoi visitare l'azienda produttrice
Puoi trascorrere una bella giornata in fattoria controllando da vicino i prodotti che acquisti e la loro produzione, raramente un acquisto può essere tanto trasparente!
• Ogni prodotto ha il profumo e il sapore delle diverse stagioni
Riscoprire i sapori tipici dei prodotti che nascono e crescono secondo natura!
• E' sostenibile
scegliendo i prodotti a chilometro zero fai risparmiare anche l'ambiente:
- acqua ed energia dei processi di lavaggio e confezionamento.
- CO2 perché i prodotti non devono essere trasportati lontano.
- plastica e cartone sull'imballaggio.

martedì 5 aprile 2016

Bang! Scacchiera!

 Gerrit Rietveld - Casa Schröder 

Parliamo del XX secolo, appena finita la Prima Guerra Mondiale, quando l'intero territorio era pervaso da una devastazione imponente su tutti i fronti. Per questo, di riflesso, si accelerò lo sviluppo industriale e di conseguenza ci fu un accrescimento della popolazione urbana. A causa di questo mutamento la città non rispondeva più alle esigenze della comunità, ecco che allora assume nuovamente un ruolo importante la figura dell'urbanista e dell'architetto, al quale è assegnato il compito di riorganizzare il territorio costruendo una nuova città moderna. Essa, però, doveva rispondere a delle caratteristiche ben precise, ad esempio doveva sfruttare al meglio tutto il suolo, doveva usare le nuove tecnologie industriali ed ispirarsi al modello di prefabbricazione in serie. Inoltre, adesso, assumeva un ruolo educativo nei confronti della società. Ecco perché nascono diversi movimenti, sia politici che artistici, caratterizzati tutti dalla desinenza "ismo" e aventi alcuni caratteri unitari.
Neoplasticismo: il termine fu introdotto da Mondriaan, ove per plasticismo intendeva linguaggio, ovvero una nuova forma. Di questo se ne parla in modo approfondito nella rivista "De Stijl" (1917-28) di Theo Van Doesburg e Pieter Mondriaan appunto. Essi descrivono il nuovo modo d'intendere l'architettura. Per loro la realtà non doveva essere più rappresentata in modo dettagliato e non doveva nemmeno suscitare più alcuna emozione, ma doveva essere rappresentata nella sua essenza primordiale, quindi attraverso concetti astratti. I colori utilizzabili potevano essere solo i primari, gli unici essenziali. Le architetture dovevano essere dinamiche, non più volumi chiusi. Dovevano essere smontabili, infatti si dovevano ispirare proprio alle tecnologie industriali, dovevano poter essere riprodotti in serie. L'architetto che riesce ad esprimere al meglio queste teorie nelle sue opere (sia architettoniche che di design) è Gerrit Rietveld.
                                                       
 Casa Schröder - G. Rietveld 

Tableau I - Pieter Mondriaan 


Espressionismo: il termine in se significa esprimere, espellere, portare alla luce.
Il movimento nasce in Germania tra il 1905-25, quindi in un periodo molto difficile e in crisi per via della guerra. Questo movimento culturale si manifesta oltre che in pittura ed architettura, anche in letteratura, teatro e cinema, e vuole esprimere dei concetti completamente diversi rispetto al precedente sopra citato. Esso vuole esprimere attraverso le arti, la drammaticità della realtà vissuta in quel periodo in modo soggettivo. Qui i segni e i colori usati sono molto più violenti, indagano su nuove forme plastiche e nuove geometrie derivate dai minerali, come i cristalli. 
L'architetto che espone i concetti espressivi nelle sue opere è Erich Mendelsohn.

 Torre Einstein - E. Mendelsohn


Costruttivismo: il termine fu usato per la prima volta nel 1913 da un critico parlando in relazione ad alcune opere di Tatlin. Il movimento invece nasce in Russia durante la Rivoluzione d’Ottobre (1917-21). Esso si ricollega molto al Cubofuturismo, in quanto le singole tecniche di assemblaggio delle diversi parti costituite da diversi materiali furono già state usate in passato da Picasso. 
Il costruttivismo ha degli aspetti in comune sia col neoplasticismo che con l’espressionismo, infatti da un lato cerca di elaborare una nuova grammatica basata su delle regole sintattiche, mentre dall'altro cerca di mettere in opera tutte le intenzioni rivoluzionarie e i sentimenti devastanti che si provavano allora. Inoltre il suo programma si basa sull'utilizzo della tecnologia e dell’ ingegneria come riferimento per la creazione di nuove forme artistiche che creano la nuova città. Si realizzano architetture simili a grandi macchine, e vengono molto esaltati i materiali di costruzione, come il vetro e il cemento, ma in modo particolare il ferro. Gli architetti che meglio sintetizzano il movimento costruttivista nelle loro opere sono Vladimir Tatlin e Yakov Chernichov.
Monumento alla III Internazionale - V. Tatlin

<<libro Architettura e Modernità - Antonino Saggio - cap. 4>>


SCACCHIERA DI ESEMPIO

La mia scelta ricade su Casa Schröder di Gerrit Rietveld, perché per la sua realizzazione si è ispirato alle idee espresse nel De Stijl, ovvero il movimento a cui aderirono pittori, scultori, mobilieri e architetti, del 1917. Nella rivista omonima venivano descritte le teorie di Van Doesburg che Rietveld mette in pratica proprio nella costruzione di quest’opera, anche grazie al continuo scambio d’idee con la committente, la signora Schröder.



L’opera, realizzata a Utrecht nel 1923-24, tratta di un’abitazione familiare. Si distingue dal contesto in quanto si tratta di un’architettura moderna, composta da piani verticali e orizzontali, assemblati e giustapposti fra loro (a formare pareti esterne e solai). Questa semplicità dettata da forme rigidamente geometriche è anche sottolineata dal non uso di decori, infatti si tratta di una struttura completamente grigia, caratterizzata da degli elementi strutturali colorati dai colori primari. La particolarità di quest’opera è che i singoli pezzi che la compongono (i setti) danno un senso di dinamismo, in quanto qui non si tratta più solo di un involucro chiuso e fine a se stesso, ma di un’architettura che vuole comunicare con l’esterno, con ciò che la circonda. Sono delle pareti che si possono muovere e si possono prolungare fino all'infinito (proprio come descritto nella tesi di Mondriaan), nello spazio appunto.










Casa Schröder - video analitico


Plastico della scacchiera iniziale